Cosa hanno i ragazzi di oggi? Uno sguardo oltre la colpa, dentro la generazione che li ha cresciuti

Pubblicato il 29 maggio 2025 alle ore 19:30

L’altro giorno una persona mi ha chiesto, con tono quasi esasperato:

“Ma cos’hanno i ragazzi di oggi? Come si relazionano? Di chi è la colpa?”

Domande che sentiamo spesso.

A volte con preoccupazione. Altre con fastidio.

Eppure, dietro queste parole c’è un nodo che tocca tutti: chi sono questi ragazzi… e chi li ha educati?

Ho iniziato a rifletterci, non solo da coach, ma da madre.

E il pensiero è andato dritto a noi, genitori di oggi.

La maggior parte dei ragazzi che oggi si chiudono in camera, non sanno gestire le emozioni, si difendono con l’arroganza o il silenzio, sono figli della Generazione X e dei Millennials.

Generazioni che hanno vissuto l’autoritarismo del passato… e ne sono rimaste scottate.

Che si sono ripromesse di fare tutto il contrario.

Che volevano crescere figli liberi, mai umiliati, sempre ascoltati.

E hanno finito per diventare genitori senza polso.

Figli poco resilienti, genitori molto confusi

Nel libro “Adolescenti in bilico” di Giorgio Nardone si legge una frase illuminante:

Quando il genitore non osa più guidare, il figlio vaga nel vuoto della sua onnipotenza.”

I ragazzi di oggi non sono fragili per natura.

Sono fragili perché troppo spesso nessuno ha insegnato loro a reggere la frustrazione.

A sopportare un no.

A faticare.

A capire che l’errore non è una vergogna, ma parte del processo.

E non è colpa loro.

È che li abbiamo protetti da tutto, persino dalle emozioni scomode.

E così si arrendono di fronte a un compito difficile.

Si chiudono quando un’amicizia finisce.

Esplodono di fronte a un limite.

 

Generazioni che non sanno più educare?

No.

Generazioni che hanno avuto paura di educare.

Perché la Generazione X è cresciuta con i “fai quel che ti dico e basta”.

E i Millennials sono stati i primi a mettere in discussione quel modello.

Ma nel voler evitare i danni del passato, abbiamo perso l’equilibrio.

Siamo diventati amici, confidenti, osservatori.

Ma educare non è solo ascoltare. È anche correggere. Dire no. Fare da guida.

E allora… cosa possiamo fare?

  1. Recuperare il coraggio educativo.
    Non dobbiamo tornare autoritari, ma nemmeno restare assenti.
    Possiamo essere autorevoli: fermi, ma accoglienti.
  2. Smettere di chiederci solo “cosa ha mio figlio” e iniziare a chiederci “cosa posso fare io per guidarlo?”
  3. Fare pace con l’idea che crescere un figlio significa anche sopportare la sua rabbia.
    Significa essere odiati per una regola.
    E amati, un giorno, per averla data.

 

In conclusione

Forse non è “colpa” di nessuno.

Ma è responsabilità di tutti.

E ogni volta che un genitore si fa una domanda, si mette in discussione, prova a capire…

...sta già facendo qualcosa di rivoluzionario:

sta tornando a educare.

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.