Tempo di Pagelle: dietro ad ogni voto/giudizio c’è una storia: come accompagnare i figli senza giudicare

Pubblicato il 19 giugno 2025 alle ore 15:28

Questa settimana ho ritirato le pagelle dei miei figli. Tema scottante, diciamolo.

Un momento che arriva a bambini e ragazzi di età molto diverse – dai 6 ai 19 anni (e oltre!).

Tra i genitori se ne parla tanto, a volte anche troppo: c’è chi lo vive come un bilancio finale, chi come una sentenza. Ma per quasi tutti è un passaggio emotivamente forte, carico di aspettative e piccoli tremori.

Numeri che pesano più delle parole

Pagelle, voti, numeri. Sulla carta sembrano cose fredde, ma chi ha figli sa che dietro ogni voto c’è una storia, un percorso, una montagna russa emotiva. Una materia può essere una passione, un’altra una lotta quotidiana. E non solo per i ragazzi: anche per noi genitori.

Il voto pesa, a volte più del necessario. E può trasformarsi in un’etichetta appiccicosa:
“bravo in matematica”, “negato in inglese”.

Come se bastasse un numero/giudizio a definire un’identità.
Ma un ragazzo non è una somma di voti: è un mondo, in continua costruzione.

Guardare oltre i numeri

Ecco allora che il coaching diventa una bussola: ci aiuta a spostare lo sguardo. A non fermarci al “quanto hai preso?”, ma a domandare “cosa hai imparato?”, “cosa ti ha messo in difficoltà?”, “dove vuoi crescere?”. La pagella, se la guardiamo bene, non è la fine dell’anno. È l’inizio di un nuovo pezzo di strada.

Quando anche i voti alti sono un segnale

Anche i voti alti possono nascondere qualcosa.

Perfezionismo, paura di sbagliare, bisogno di approvazione. Una corsa continua verso un ideale che a volte logora più di un’insufficienza.

Applaudire è bello, ma abbracciare è ancora meglio. Chiedere “sei felice di com’è andata?” può aprire mondi.

Un’insufficienza non è la fine

Un voto basso non è una catastrofe. Può essere un’occasione. Come una pianta che cresce storta e ha solo bisogno di una luce diversa. Invece di punire, possiamo sostenere. Invece di rimproverare, possiamo accompagnare. Magari non subito, magari con fatica, ma possiamo.

Dialogo con la scuola: costruiamo ponti

Il dialogo con la scuola è fondamentale. Che sia primaria o superiore, il nostro ruolo non è solo quello di spettatori. Possiamo fare domande, cercare confronto, costruire ponti. Non per giustificare o accusare, ma per capire meglio il contesto in cui i nostri figli stanno crescendo.

La maturità: quando il voto incontra la vita

Per chi ha figli più grandi, questo periodo porta anche il sapore della maturità.
Un esame che non è solo scolastico, ma anche emotivo. Una soglia tra l’adolescenza e qualcosa di più grande.

Servono strumenti solidi: gestione del tempo, supporto emotivo, ascolto vero.
Perché in quel momento non si gioca solo un voto: si gioca un pezzo di fiducia in sé stessi.

Una pagella può diventare uno specchio

Trasformare la pagella in uno specchio, non in una gabbia.
Farla diventare un’occasione di crescita, non un tribunale.
Spostare il focus su chi sono, non solo su cosa hanno preso.

Esercizio “3+3”

Chiedi a tuo figlio o a tua figlia:
3 cose che ha imparato davvero quest’anno (non solo scolastiche)
3 aspetti su cui vorrebbe migliorare nei prossimi mesi
Poi scrivete insieme 3 piccoli obiettivi concreti da raggiungere entro la prossima pagella.

Conclusione: ogni ragazzo ha il suo tempo

Ogni ragazzo è un seme diverso.

Alcuni fioriscono subito, altri hanno bisogno di più tempo, più pioggia, più silenzio. Ma tutti, se coltivati con rispetto e fiducia, sanno crescere. Anche quelli che oggi sembrano troppo stanchi, troppo distratti, troppo “non ce la farà”.

Una pagella non dice mai tutto.

Ma può essere il momento giusto per iniziare a dirsi qualcosa di vero.

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