Educazione digitale: una materia per la vita

Pubblicato il 31 luglio 2025 alle ore 15:30

L’altro giorno, mentre scrollavo alla ricerca di una foto, mi sono imbattuta in un articolo sull’educazione digitale.

Non era nulla di particolarmente nuovo, eppure ha acceso in me una riflessione.

Perché sì, l’educazione digitale è un tema su cui tutti abbiamo un’opinione.

Ma quanti ci stanno davvero lavorando?

Quanti la vivono con consapevolezza?

E soprattutto:

perché non insegnarla a scuola, come una materia vera?

Non possiamo più far finta che sia un dettaglio

Viviamo immersi nel digitale. E i nostri figli, ancora di più.
Anche chi non ha ancora uno smartphone, respira quel mondo in ogni angolo: in TV, nei discorsi dei compagni, negli sguardi persi dei grandi davanti allo schermo.

E allora mi chiedo: non dovrebbe essere una priorità educativa?

I bambini e i ragazzi di oggi non sono “nativi digitali”

È un mito. Solo perché sono veloci con uno schermo, non significa che sappiano navigare la rete in modo critico, riconoscere una fake news, gestire l’ansia da notifica, filtrare ciò che vedono, o capire quando sono manipolati da un algoritmo.

Serve una vera educazione. Non solo limiti orari o blocchi parentali. Ma strumenti cognitivi, emotivi, relazionali.

A scuola, ma anche a casa

Una vera educazione digitale dovrebbe iniziare presto. Come ha sottolineato la Commissione Europea con il modello DigComp, la competenza digitale è una delle otto competenze chiave per la cittadinanza del XXI secolo. Comprende cose come:

  • alfabetizzazione informativa e mediatica

  • sicurezza e privacy online

  • creazione di contenuti digitali

  • pensiero critico

  • collaborazione in ambienti digitali

  • benessere digitale

In altre parole, non basta saper usare uno strumento. Serve saperlo abitare.

E mentre a scuola l'educazione digitale resta ancora marginale (nelle migliori ipotesi affidata a qualche ora sporadica o a progetti esterni), i ragazzi imparano altrove: da internet stesso.

Ma internet non educa. Espone.

Li espone a contenuti spazzatura, a modelli tossici, a dinamiche relazionali sfuggenti e pericolose.
Li espone a un’idea del sé filtrata, distorta, performativa.

E noi genitori? Da dove cominciare?

Forse non sappiamo spiegare un algoritmo, ma possiamo fare molto.
Possiamo:

  • chiedere “Cosa hai visto oggi che ti ha colpito?”

  • guardare un video insieme e parlarne

  • mostrare come si verifica una notizia

  • raccontare le nostre fatiche di adulti col digitale (perché sì, anche noi ne abbiamo…)

L’educazione digitale è fatta di scelte piccole e quotidiane

Non si insegna con una lezione, ma con una relazione.
Con l’esempio, con la conversazione, con la presenza.

Sì, sarebbe meraviglioso che diventasse una materia vera. Una materia trasversale, che educhi al pensiero critico, all’uso consapevole, all’umanità anche nel digitale.
Ma intanto, possiamo iniziare da casa.

Perché il digitale non è un nemico. È un linguaggio.
E come ogni linguaggio, va insegnato, compreso, abitato.

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