Confronti, giudizi e like: come non perdere fiducia in chi sei davvero

Pubblicato il 2 ottobre 2025 alle ore 16:45

Qualche tempo fa stavo parlando con un ragazzo di 15 anni.

Mi ha detto: “Quando apro Instagram e vedo che tutti hanno più like di me, mi sembra di valere meno. Anche se so che è stupido, ci penso lo stesso.”

Questa frase mi ha colpito. Perché dice qualcosa che vivono tanti adolescenti: il valore personale sembra legato a uno schermo, a un numero, a un giudizio.

Eppure la scienza ci racconta che non è solo un’impressione: quello che accade sui social agisce davvero sul nostro cervello.

Cosa succede nel cervello con i like

Uno studio della UCLA (2016) ha mostrato che quando un adolescente riceve un like su un post, nel cervello si attiva lo stesso circuito della ricompensa che si accende con il cioccolato o con una vincita.

È dopamina pura. E questo spiega perché può diventare così difficile staccarsi dallo schermo o non farsi condizionare da quei numeri.

Il problema è che il cervello adolescente è più vulnerabile: la corteccia prefrontale (che regola autocontrollo e decisioni) non è ancora matura, mentre le aree emotive sono super attive.

Questo significa che la ricerca di approvazione diventa fortissima, e un commento negativo può pesare più di mille positivi.

 

Perché i confronti fanno male?

Non è solo una sensazione. Gli studi sull’autostima mostrano che il confronto sociale verso l’alto (guardare chi sembra avere più successo, più bellezza, più follower) abbassa la percezione di sé.

Tradotto: più guardi vite “perfette”, più rischi di sentirti incompleto.

E qui c’è un paradosso: spesso quelle vite perfette non sono reali.

Una ricerca del Royal Society for Public Health (UK) ha dimostrato che i ragazzi sanno che sui social molti mostrano solo la parte migliore… ma questo non impedisce comunque di sentirsi in difetto.

 

I giudizi che restano dentro

La psicologia lo chiama “internalizzazione del giudizio”: quando una frase ripetuta dagli altri diventa la tua voce interiore.

Se a scuola ti dicono “sei lento”, rischi di iniziare a crederlo davvero, anche se non è la tua verità.

E più ti ripeti quel pensiero, più il cervello crea un’abitudine, una specie di solco che si auto-conferma.

La buona notizia è che questo processo funziona anche al contrario: ripetere a sé stessi parole di fiducia può creare nuove connessioni.

Non è un “pensiero positivo magico”, è neuroplasticità.

 

Come non perdere fiducia in chi sei

  • Metti in prospettiva i numeri. Se un like vale come una caramella per il cervello, ricordati che una caramella non dice nulla su chi sei davvero.
  • Scegli bene cosa guardi. Seguire account che ti ispirano, invece che farti sentire in difetto, è un atto di cura verso te stesso.
  • Allena la voce interna. Quando senti la critica dentro, prova a riscriverla: “Non sono bravo” diventa “Sto imparando e ogni giorno faccio un passo in più”.
  • Ricorda i fatti, non solo le sensazioni. Tieni un diario dei tuoi successi concreti (anche piccoli). Servirà nei momenti di confronto.
  • Coltiva il reale. Amicizie vere, sport, passioni: sono queste esperienze che costruiscono autostima duratura, non gli applausi virtuali.

 

Un ultimo pensiero

Il mondo ti spinge a credere che il tuo valore dipenda dagli occhi degli altri.

La scienza ci dice che il cervello può essere ingannato dai like e dai confronti.

Ma la vita ti mostra ogni giorno che sei molto di più di uno schermo.

Non sei un numero.

Non sei un giudizio.

Sei una persona che cresce, che cambia, che può scegliere chi diventare.

E questa è la fiducia più grande che puoi costruire.

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